VALORIZZARE IL PATRIMONIO EDILIZIO PER UN FUTURO SOSTENIBILE

Uno studio effettuato da ENEA e Sapienza Università di Roma, afferma che il patrimonio edilizio è uno scrigno dei tesori urbani da riutilizzare.

Oltre il 95% dei materiali recuperati da vecchie strutture e edifici caduti in disuso potrebbe essere riadoperato su progetti di riqualificazione architettonica e utilizzato per nuovi edifici e costruzioni, si pensa al punto di vista dell’economia circolare, lo afferma uno studio effettuato da Enea in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma.

Le due entità hanno studiato e creato un metodo innovativo per l’analisi dei materiali ricavati da vecchi edifici o caduti in disuso, che utilizzati per nuovi edifici o per le riqualificazioni potrebbero trovare nuove applicazioni e una nuova linfa vitale. Dalla ricerca effettuata nell’ambito del progetto ES-PA dell’ENEA, pubblicata quindi sul magazine Sustainable Chemistry and Pharmacy, afferma che più del 96% dei materiali che devono essere demoliti, possono essere reinventati e riutilizzati evitando che questi vengano portati presso le discariche.

Il caso pratico di Roma

Il metodo sviluppato da Enea e Università Sapienza, ha trovato spazio nelle applicazioni concrete presso un sito di archeologia industriale a Roma, tra i tanti esistenti nel nostro paese, una stima evidenzia che il 3% di questi occupa il territorio italiano, che corrispondono a circa 9 mila Km2. Nella casistica di Roma, l’edificio è relativo a un ex deposito di autobus, costruito durante gli anni ‘30 e dismesso dal 2008.

Le analisi evidenziano che sono stati ricavati dall’edificio circa 18mila m3 di materiali, in particolare cemento armato, che corrispondeva a un peso di circa 35 mila tonnellate, e ad una quantità di carbonio integrato di più di 15mila tonnellate di CO2. Il progetto di riqualificazione architettonica ha visto al suo interno la preservazione della struttura originale in cemento armato, con il recupero quasi totale di alcuni dei materiali ed elementi strutturali, come ad esempio per le finestre con telaio in ferro e per le porte in legno. Per i materiali invece da demolire, come ad esempio per intonaco, piastrelle, mattoni ed impianti, questi saranno inviati a specifici impianti per essere riciclati, nel territorio romano, per riciclo e riutilizzi futuri.

Per elencare qualche numero, su più di 1000 metri3 di materiali da demolire, solamente una piccola parte corrispondente al 4,7% per il volume, e del 4,2% per il perso, andranno portati in discarica. Per questo progetto, la soglia minima richiesta dalla legge per il riciclo e recupero di materiali da demolizione (70%) è stato oltrepassato arrivando oltre il 25%. La stessa modalità operativa potrebbe essere applicata ad edifici industriali dismessi (di cui vi è un numero elevato nel nostro paese), e per l’edilizia sia scolastica che residenziale.

Il nuovo modo di demolire

La prima azione è necessariamente quella di quantificare e mappare le risorse disponibili sul territorio, per definire quindi innovative strategie per riuso e riciclo per tutto il territorio italiano.

Gli step saranno quindi, la stima sugli stock di materiali disponibili, la demolizione selettiva, l’approvvigionamento a livello locale, e non per ultimo il riciclo e riuso degli scarti ottenuti. Queste azioni devono essere convertite in prassi quotidiana, e approccio innovativo da applicare alle demolizioni di manufatti già esistenti.

Sarebbe consigliabile quindi considerare la demolizione già in fase di progettazione per incentivare lo smontaggio selettivo dei componenti, e la miglioria del recupero di tutti i materiali che possono essere riciclati e riutilizzati come ad esempio i mattoni in argilla, le lastre, i blocchi in pietra e gli elementi in acciaio che possiedono un alto livello di energia integrata nonché un basso decremento di performance nel tempo.

Affinché questo nuovo metodo attenga un buon risultato, sono da considerarsi i quattro elementi fondamenti: la quantificazione del valore ambientale dello stock dei materiali da costruzioni dismessi o a fine vista, l’integrazione dei banche dati di materiali e le mappature georeferenziate per conoscere meglio le aree dedicate alla distribuzioni di materiali che potrebbero essere riciclati e riutilizzati che sono presenti sul territorio, e implementabili all’interno di software BIM per gestire gli edifici, l’integrazione e implementazione di piattaforme per lo scambio di componenti di materiali derivanti dalle demolizioni.

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